1 Luglio 2019 Comments(0)

    Patria

    di Fernando Aramburu

    Grande romanzo in cui, nella tessitura drammatica di fatti realmente accaduti, quelli dell’Eta e della lotta per l’indipendenza dei Baschi, l’autore inserisce le vicende di due famiglie divise dal destino. Vittima una, carnefice l’altra. Ma la poliedricità dei componenti delle due famiglie creano un ulteriore tessuto narrativo che arricchisce il respiro ampio e ben congegnato del romanzo.

    L’aspetto davvero rilevante del romanzo è la gestione del tempo della narrazione. L’autore mescola i tempi e gli avvenimenti, raccontandoli saltando continuamente avanti e indietro nel tempo. Espediente, questo, che non ha il solo effetto di rendere particolare e inusuale la fruizione del testo, ma anche di dilatare e rendere ugualmente importante anche il più piccolo aspetto delle vicende dei vari personaggi e degli stessi eventi storici. Il lettore è costretto a ricollocare nella giusta sequenza temporale gli avvenimenti narrati alla rinfusa e, proprio per questo, tutti importanti in ugual misura.

    Il finale stesso, che non racconto per non rovinare il romanzo a coloro che non l’avessero ancora letto, grazie al sapiente e magistrale uso del tempo nella narrazione degli eventi, acquista un valore universale di denuncia e speranza insieme. In una narrazione lineare non sarebbe stato possibile raggiungere un risultato neanche lontanamente paragonabile, e il romanzo avrebbe perso gran parte del proprio fascino.

    L’altra particolarità nella scrittura del romanzo è l’esplicitare il pensiero dei personaggi in prima persona, ciascuno con il proprio peculiare modo di esprimersi. Questa piccola forzatura linguistica rende inizialmente ostica la lettura. Una volta presa confidenza con la narrazione, invece, questo espediente aiuta a creare la sensazione di assistere personalmente alle vicende, quasi che il lettore si trovasse a vivere le esperienze insieme ai personaggi, ascoltando le parole genuine di ognuno di loro. Ci si ritrova intorno al fuoco acceso di un camino, in una fredda sera invernale, ad ascoltare i racconti evocativi e meravigliosi dei propri nonni.

     

     

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